lunedì 7 aprile 2008

La professione del Receptionist

SITUAZIONE
Negli ultimi anni il settore alberghiero, a cui è legata la figura professionale dell’addetto alla reception, sta vivendo una profonda metamorfosi: alla grossa diminuzione degli alberghi a una stella si contrappone l’aumento di quelli a tre o quattro stelle e delle strutture ricettive facenti parte di grandi catene nazionali e internazionali.
La clientela richiede sempre più professionalità, specificità dei servizi, cura, comfort e competenza. Tutto questo si riflette sulla professione dell’addetto alla reception, figura primaria della struttura ricettiva, sia questa in una città d’arte, al mare, in montagna, o in una città d’affari.

PROFILO
L’addetto alla reception è il coordinatore del ricevimento e della portineria di un albergo, di un villaggio turistico o di un campeggio.Le competenze dell'addetto alla reception riguardano aspetti di carattere organizzativo, amministrativo e logistico.
A livello organizzativo i suoi compiti principali sono:
- verifica delle disponibilità ricettive;
- registrazione delle prenotazioni e controllo di movimento sia in arrivo che in partenza degli ospiti;
- assegnazione delle stanze.
Deve attuare poi una verifica quotidiana della situazione delle disponibilità dei posti rispetto al giorno precedente, per poter pianificare gli arrivi dei nuovi utenti o di eventuali prenotazioni estemporanee che possono giungere nella stessa giornata. Per fare questo esegue ovviamente anche compiti di carattere amministrativo e si occupa delle prenotazioni che possono giungere per via elettronica o per mezzo della corrispondenza, predisponendo o occupandosi direttamente di fornire conferme e risposte o precisazioni agli utenti che ne hanno fatto richiesta.
L’addetto alla reception ha inoltre competenze per l’utilizzo di certi servizi bancari offerti o richiesti dai clienti, e ha il preciso incarico di occuparsi dei pagamenti degli ospiti, dei depositi e del cambio valuta.
L’addetto alla reception deve anche provvedere al coordinamento delle attività di tutto il reparto di ricevimento e di portineria e pianificare le presenze dei collaboratori in base alle richieste di prenotazione ricevute o prevedibili.
L’addetto alla reception ha frequentemente responsabilità anche nel settore manutenzione dell’impianto ricettivo, e deve far intervenire l’addetto ogni qualvolta venga segnalato un guasto, deve saper utilizzare adeguatamente le tecnologie, soprattutto informatiche, che gli consentono di incrementare l’efficacia e l’efficienza della propria attività (gestione di banche dati, sistemi di trasmissione delle informazioni, emissione di documenti fiscali).
Nello svolgimento della sua attività, l’addetto alla reception ha rapporti di integrazione funzionale con altre figure che operano all’interno della struttura ricettiva, particolarmente con l’addetto commerciale, con il direttore e con l’addetto al "planning" (pianificazione delle presenze).

REQUISITI
Il lavoro di addetto alla reception richiede grande precisione per quanto riguarda la parte contabile e amministrativa, capacità di coordinamento per far interagire i vari reparti dell'albergo o dell'hotel, ma soprattutto grande capacità di comunicazione, predisposizione al rapporto con il pubblico.
Si può dire che le competenze e le attitudini richieste dalle strutture del settore turistico alberghiero e in particolare dalle grandi catene di alberghi dai complessi turistici più rinomati, ma anche il piccolo albergo o la pensione di città, sono in particolare: facilità di entrare in comunicazione con le persone, capacità di ascoltare, facilità di eloquio, gentilezza e cortesia, pazienza e diplomazia, spirito di adattamento e capacità di lavorare in gruppo. Altri requisiti fondamentali per svolgere un buon lavoro di receptionist sono ovviamente la conoscenza di lingue straniere e l'uso del PC.

FORMAZIONE
Un buon addetto alla reception, proprio per i requisiti e le componenti che il settore richiede, può provenire dagli istituti o dalle scuole alberghiere o da istituti di ragioneria, ma, essendo una professione di "relazione", può anche essere colui che ha imparato il mestiere direttamente "on the road".

SBOCCHI PROFESSIONALI
Le prospettive di occupazione per l’addetto alla reception, sono fortemente legate all’andamento del turismo e, sulla base della stagione 2002, purtroppo poco incoraggianti. Da una parte, recenti proiezioni stimano che le presenze turistiche in Italia dovrebbero crescere di circa il 3 % ogni anno, con maggiori sviluppi soprattutto nelle grandi città d'arte e nelle nuove forme di turismo rurale. Dall’altra, dopo l’11 settembre si è verificata una tendenza negativa, con un forte calo delle presenze americane.
Resta il fatto che il contesto mondiale dovrebbe vedere una tendenza allo sviluppo del turismo: come è stato affermato nella “Dichiarazione di Osaka” sul turismo, ci si attende che il movimento turistico internazionale raddoppi dal 1993 al 2010, e si può addirittura affermare che il turismo sarà "la locomotiva che trascinerà l'economia mondiale del ventunesimo secolo".
Si pensi che il turismo mondiale è sestuplicato nei trent'anni dal 1962 al 1992, e l'industria turistica è il settore con il più alto tasso di crescita, circa il 25 % ogni 10 anni. Gli esperti prevedono un aumento dei lavoratori impiegati su scala mondiale nel turismo dagli attuali 212 milioni di unità a 330 milioni.


(Fonte: www.jobtel.it - www.isfol.it )

La professione del Pasticcere

SITUAZIONE
Anche se mai come in questi ultimi anni la figura del pasticcere ha avuto tanto successo, passando agli onori della cronaca grazie a manifestazioni come Eurochocolate e a grandi concorsi nazionali e internazionali, fino a una ventina di anni fa questo artigiano era un autodidatta pressoché sconosciuto.
Oggi gli obiettivi del pasticcere sono cambiati e la sua attività di continua ricerca e aggiornamento offre, accanto a una maggiore qualità, anche un rinnovato gusto, estetico e non. Dall'accurata scelta delle materie prime all'utilizzo di macchinari sempre più sofisticati, anche il pasticcere è chiamato a un rinnovamento costante che lo tenga in linea con le richieste del mercato. La pasticceria in Italia ha imparato a diversificare e rinnovare i prodotti offerti sul mercato a causa, soprattutto, della sempre maggiore invadenza della grande industria dolciaria; ingerenza che ha portato a una vera e propria saturazione di certi ambiti in precedenza prerogativa esclusiva della pasticceria tradizionale.
Oggi l'80% della produzione pasticcera sul mercato è riservata all'industria, contro un 20% di prerogativa artigianale. Tutto ciò non toglie che l'apporto della pasticceria tradizionale rimanga fondamentale. Molto spesso la grande industria attinge le idee dal mercato artigianale per riproporle sotto forma di prodotto su larga scala.
Di fronte alla concorrenza industriale e a richieste sempre più differenziate da parte dei consumatori, il pasticcere ha dovuto necessariamente aggiornarsi e affinare una preparazione (che molto spesso avveniva in laboratorio) attraverso corsi di formazione professionale e scuole di pasticceria, ormai presenti su quasi tutto il territorio nazionale.
Quello del pasticciere è un mestiere antico e nello stesso tempo di sicuro avvenire. Torte e bignè, che una volta facevano parte dei generi cosiddetti voluttuari e di lusso, sono oggi entrati quasi costantemente sulle nostre tavole, a testimonianza che negli italiani cresce la voglia di dolci. Un settore che comprende ormai il 30% dei consumi alimentari. Senza contare che le feste, le ricorrenze e le occasioni per acquistare una specialità preparata dall'artigiano di fiducia nel corso dell'anno sono tante. Il lavoro può occupare il sabato, la domenica e anche la vigilia di Natale. Non vi sono dunque i comodi orari impiegatizi. Proprio l'impegno richiesto è l'ostacolo maggiore che scoraggia molti giovani.

FORMAZIONE
La strada maestra per giungere al conseguimento della qualifica professionale di pasticciere è simile a quella di tanti altri mestieri artigiani. Terminata la scuola dell'obbligo, ci si iscrive a un istituto di formazione professionale (indirizzo alberghiero) e dopo due anni di corso si è preparati per l'esperienza lavorativa presso un laboratorio come apprendisti, affiancati da chi ha esperienza nel settore.
Concluso il biennio, numerose scuole prevedono altri tre anni di specializzazione. In genere nei programmi didattici sono previsti, accanto al ciclo di lezioni teoriche, stage aziendali per avvicinare i giovani alla realtà lavorativa e favorirne il rapido inserimento.
In un mercato del lavoro sempre più concorrenziale, formazione e specializzazione rimangono due momenti essenziali e pregiudiziali per svolgere l'attività di pasticciere che richiede dunque la frequenza di corsi di aggiornamento e specializzazione.
Fra le materie che vengono insegnate agli allievi ci sono igiene, dietologia, merceologia, disegno e decorazioni ma anche inglese, cultura scientifica, tecnica commerciale oltre a, naturalmente, tecniche pratiche di pasticceria.

SBOCCHI PROFESSIONALI
Il mercato della pasticceria garantisce sempre buone opportunità a chi sia veramente motivato e disponibile a far fronte alle necessità di un laboratorio artigianale, anche in termini di orari e intensità di lavoro. Oltre che nei locali tradizionali, un pasticciere può trovare lavoro anche in:
- grandi alberghi;
- ristoranti di primo livello:
- villaggi turistici e su navi da crociera.
In questi ambienti sta ritornando in auge la figura dello chef pasticciere, proprio perché oggi la clientela esige anche nel dessert alta qualità. Un'altra strada è quella delle aziende produttrici di attrezzature e semilavorati per la pasticceria, sempre alla ricerca di personale addetto alle dimostrazioni pratiche. Molto richiesti sono anche i consulenti del settore. Si tratta però di pasticcieri affermati capaci d'individuare soluzioni idonee al miglioramento della gestione aziendale.
Con una licenza in vendita si diventa poi pasticciere imprenditore. Anche se i circa 14 mila laboratori di pasticceria artigianale attivi in Italia sono sufficienti per soddisfare le esigenze dei consumatori, in questo settore esiste comunque la possibilità di mettersi in proprio rilevando un esercizio, approfittando del naturale cambio generazionale.
Va comunque tenuto presente che oggi è abbastanza difficile vivere vendendo soltanto ciò che si produce. Meglio, dunque, venire in possesso di una licenza che consenta la commercializzazione di prodotti confezionati (scatole di cioccolatini, biscotti, caramelle e altre specialità dolciarie). Oppure abbinare all'attività di pasticceria quella di bar o gelateria.
Per aprire un'attività di pasticceria occorre seguire lo stesso iter burocratico necessario per avviare un qualsiasi negozio. I passi obbligatori sono l'iscrizione al registro esercenti della Camera di commercio, l'ottenimento della licenza di vendita, l'apertura della partita Iva. In più, trattandosi di generi alimentari, si deve venire in possesso dell'autorizzazione sanitaria rilasciata dall'Asl. I costi per rilevare un'attività già esistente dipendono naturalmente dall'effettivo volume d'affari prodotto annualmente.

PROFILO
Il pasticciere è un cuoco specializzato nella creazioni di dolci, gelati, sorbetti, biscotti, creme, bavaresi, budini, charlottes, zuppa inglese ecc.. In particolare è possibile suddividere l'attività del pasticciere in:
- alimenti a base di pasta;
- alimenti consistenti in masse;
- alimenti a base di panna o di crema;
- specialità a base di cioccolata;
- gelati e decorazioni a base di zucchero.
Il pasticciere è in grado di preparare quantitativi diversi di prodotti a seconda della committenza e tra le operazione che svolge compare:
- la selezione e ricerca degli ingredienti, soprattutto per dolci particolari e di nuova creazione;
- amalgama, impasto, fusione e miscela degli ingredienti per creme, torte, ripieni ecc..
- cotture nelle diverse modalità (forno, frittura, bagnomaria ecc..)
- decorazione e allestimento del dolce.
Il pasticciere coordina il lavoro di collaboratori e aiuti pasticcieri ed è responsabile del rispetto delle norme di igiene e sicurezza sul lavoro. È costante inoltre l'attività di ricerca e sperimentazione di nuovi ingredienti, ricette e prodotti da offrire sul mercato e che non possono prescindere dal possesso di conoscenze di scienza degli alimenti e dolciarie.

REQUISITI
Il pasticciere deve conoscere:
- le tecniche specialistiche della pratica dolciaria;
- le tecnologie e la strumentazione inerente a servizi di produzione, conservazione e commercializzazione dei prodotti alimentari;
- le nozioni in scienze dell'alimentazione, di eno-gastronomia, di tecniche di conservazione e di trasformazione dei cibi, di dietologia e dei principi nutrizionali dei cibi;
- la normativa inerente l'igiene e la prevenzione sanitaria ed antinfortunistica;
- i fondamentali principi di organizzazione del lavoro e di gestione delle risorse umane.
Il pasticciere inoltre deve possedere:
- destrezza manuale;
- creatività e capacità di innovazione;
- capacità di lavorare in gruppo;
- buon olfatto;
- diligenza e costanza nel lavoro;
- precisione, ordine e gusto estetico;
- senso della pulizia.
Tra le sue doti professionali più importanti vi sono la capacità di organizzare, coordinare e comunicare con efficacia e pazienza con i responsabili o addetti agli altri servizi.
Il pasticciere ha infine una notevole capacità di resistenza alla fatica ed allo stress psico-fisico che gli permettono di affrontare pensanti turni di lavoro e di fronteggiare situazioni inusuali.



(Fonte: www.jobtel.it - www.isfol.it )

La professione del Cuoco

SITUAZIONE
Quella del cuoco è una professione che difficilmente conoscerà crisi, ma che comporta una continua crescita e la necessità di aggiornamento visti i vari sbocchi lavorativi che offre. In tutta Italia, e non solo, è una delle figure più richieste, dalle mense scolastiche alla trattoria sotto casa, dal ristorante di provincia ai più prestigiosi, senza contare le opportunità che offre l'agriturismo, soprattutto a cuochi esperti dei prodotti locali.
Per chi vuole fare carriera è un lavoro molto dinamico: per accrescere la propria cultura culinaria, il cuoco vive a tutto campo esperienze lavorative nelle diverse situazioni che il settore offre. Può viaggiare, trovando lavoro all'estero oppure assecondare le sue aspirazioni imprenditoriali, aprendo un ristorante in proprio dove esprimere in libertà la sua arte. Nella professione di cuoco è sempre più intensa la richiesta di elevata specializzazione, dovuta anche allo sviluppo del turismo, sempre più legato alle gastronomie locali.
Per questo i cuochi devono possedere ampie conoscenze non solo sulla cucina in generale ma anche su quella locale e tradizionale legata a profumi e sapori dei prodotti locali.

PROFILO
Il cuoco, con elevato livello di autonomia, organizza l'attività della cucina ed è il responsabile della preparazione, predisposizione e produzione dei pasti all'interno delle imprese ristorative.
Molteplici sono i suoi compiti:
- progetta i menù e conseguentemente determina le materie prime occorrenti, di cui controlla la qualità;
- programma il lavoro fra i collaboratori che eseguono i piatti meno complessi;
- prepara direttamente i piatti che richiedono maggiore esperienza e capacità professionale;
- è responsabile del livello qualitativo di tutte le pietanze che escono dalla cucina, verificando ed intervenendo anche direttamente nella disposizione e presentazione delle vivande;
- risponde della sicurezza dell'ambito lavorativo e del livello sanitario dei locali del reparto cucina;
- collabora con il responsabile della ristorazione nell'individuazione delle materie prime necessarie e nella gestione degli approvvigionamenti.
Al riguardo è importante che sappia scegliere i fornitori qualificati delle materie prime.Nella preparazione diretta delle pietanze, il cuoco è aiutato dall'aiuto cuoco e dagli inservienti di cucina; nelle strutture di dimensione medie ha anche diretti rapporti con i camerieri.
Per questo è importante che sappia selezionarsi con i collaboratori, gestire il loro lavoro e sapere lavorare in gruppo. Stabilisce con il titolare dell'impresa o con il direttore i livelli qualitativi e quantitativi dei pasti, in funzione della politica gestionale dell'azienda.

REQUISITI
Il cuoco deve conoscere:
- le tecniche specialistiche della pratica culinaria;
- le tecnologie e la strumentazione inerente al servizio ristorativi;
- le nozioni in scienze dell'alimentazione, di eno-gastronomia, di tecniche di conservazione e di trasformazione dei cibi, di dietologia e dei principi nutrizionali dei cibi;
- la normativa inerente l'igiene e la prevenzione sanitaria ed antinfortunistica;
- i fondamentali principi di organizzazione del lavoro e di gestione delle risorse umane.
Il cuoco deve possedere capacità di tipo tecnico ed organizzativo, per applicare l'arte culinaria che comprende la tecnica di preparazione dei piatti, della cottura e conservazione dei cibi e del corretto utilizzo delle attrezzature necessarie.
Il cuoco deve essere ordinato, preciso, dotato di buona manualità, gusto estetico, creatività e capacità di innovazione. Tra le sue doti professionali più importanti vi sono la capacità di organizzare e coordinare, comunicare con efficacia e pazienza con i responsabili o addetti agli altri servizi.
Il cuoco ha infine una notevole capacità di resistenza alla fatica ed allo stress psico-fisico che gli permettono di affrontare pesanti turni di lavoro e di fronteggiare situazioni inusuali.

FORMAZIONE
Per diventare cuochi occorre una formazione teorico-pratica da acquisire presso gli istituti professionali di stato per i servizi alberghieri e della ristorazione.
I corsi sono articolati in un primo triennio, che permette il conseguimento della qualifica di base, completato da un biennio di specializzazione. Può anche essere seguito un percorso diverso acquisendo una prima formazione attraverso la frequenza a corsi professionali, conseguendo la qualifica di "addetto alla preparazione pasti" e specializzandosi gradualmente nel tempo; ma anche passando da una esperienza lavorativa sul campo, e raffinandola poi con corsi di formazione specifici finalizzati al conseguimento di una prima qualifica. Fondamentale è la partecipazione continua a corsi di perfezionamento ed a stage in aziende di rilievo nazionale ed internazionale.

SBOCCHI PROFESSIONALI
Il primo approccio al mercato del lavoro per il cuoco avviene solitamente come apprendista o aiuto cuoco. Nel tempo, acquisendo esperienza e specializzandosi ulteriormente, può divenire cuoco responsabile di un reparto, e quindi cuoco responsabile del servizio di cucina. In casi di strutture medie i passaggi possono anche essere minori. Il cuoco come dipendente può anche dedicarsi all'insegnamento a tempo parziale, ed in certi casi a tempo pieno.
Negli ultimi anni una nuova possibilità di lavoro che sta vivendo un momento favorevole è quella del responsabile della produzione pasti o controllore di qualità in aziende di catering, ovvero quelle aziende che preparano cibi e pasti a livello industriale fornendoli ad altre aziende, come ad esempio alloggi per anziani, asili, scuole, mense aziendali. Resta poi sempre valida la strada del mettersi in proprio, purché si provenga da qualche anno di esperienza sul campo.



(Fonte: www.jobtel.it - www.isfol.it )

La professione del Sommelier

La scelta del nome sommelier al posto di “Coppiere” o “Bottigliere” è stata determinata dall’internazionalità acquisita dell’appellativo in grado d’identificare la figura del professionista del servizio del vino. Le donne, anche se al momento sono solo il 25%, sono molto brave perché hanno un palato particolarmente sensibile; è una professione molto dinamica, in continua evoluzione e che richiede aggiornamenti costanti. L’Associazione Italiana Sommeliers svolge la propria attività allo scopo di propagandare la conoscenza ed il consumo dei vini e di ogni altra bevanda alcolica, curando direttamente la preparazione professionale e l’abilitazione del personale addetto ai vini. L’associazione promuove le proprie iniziative ed attività su tutto il territorio nazionale attraverso la rivista “Il Sommelier italiano”. Gli iscritti all’Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino sono ricercatori, scienziati, studiosi, commercianti di vino, produttori: non si tratta quindi di una vera e propria professione ma di una specializzazione per chi già opera nel settore.

PROFILO
Il sommelier è un esperto in vini che presenta il prodotto al cliente ed è in grado di dare consigli sugli abbinamenti gastronomici. L’assaggiatore di vini è invece l’esperto in grado di eseguire veri e propri esami sensoriali sui vini e di valutarli secondo il colore, il profumo e il sapore.

REQUISITI
Tra i requisiti richiesti per la professione del sommelier ci sono la cultura del vino, disponibilità per la ricerca, aggiornamento ed esperienza: questi i requisiti base per esercitare queste professioni. Il sommelier non deve avere solo buone conoscenze tecniche ma deve anche essere in grado di capire il cliente e le sue esigenze. L’assaggiatore di vini deve ovviamente possedere organi sensoriali particolarmente sviluppati, specificatamente il gusto e l’olfatto.

FORMAZIONE
L’Associazione Italiana Sommelier organizza su tutto il territorio nazionale corsi di qualificazione professionale. Questi si sviluppano su quattro livelli. Durante il primo corso si studia viticoltura ed enologia; nel secondo le tecniche di degustazione e nel terzo la storia e l’evoluzione dell’enogastronomia. Al termine di questi primi tre livelli, si ottiene la qualifica di “sommelier amatore”. Il quarto consente di accedere all’esame per diventare professionisti. I corsi sono organizzati dai delegati dell’A.I.S. che operano presso le varie province. L’A.I.S., che ha come obiettivo primario il rilancio del personale qualificato, intende con i corsi di qualificazione professionale offrire l’opportunità di confrontarsi col mondo del lavoro attraverso stage finali. I corsi sono quindi orientati alla preparazione di base per l’avviamento al lavoro e di aggiornamento periodico per coloro che vi sono già inseriti.

SBOCCHI PROFESSIONALI
Per diventare sommelier professionista si devono frequentare i corsi di formazione organizzati dall’Associazione Italiana Sommelier e superare infine un esame di abilitazione. L’assaggiatore di vini deve invece frequentare con esito positivo i corsi di formazione organizzati dall’Associazione Nazionale Assaggiatori di Vini: per accedervi è necessario superare un test attitudinale. L’assaggiatore presta la sua opera durante i concorsi vinicoli nazionali, regionali e provinciali, manifestazioni e mostre dove si selezionano i vini di qualità. Può anche essere consulente free-lance e, se iscritto alla Camera di Commercio, può far parte delle Commissioni Nazionali per le degustazioni DOC.



(Fonte: www.jobtel.it - www.isfol.it )

La professione del Barista/Barman.

SITUAZIONE
Il barista è colui che, dietro il bancone di un bar, a qualsiasi ora del giorno o della notte, prepara e serve caffè, cappuccini, bibite, long drink, cocktail ed aperitivi; panini e piattini, torte, brioche, pasticcini e coni di gelato. Egli può essere un dipendente o il titolare “tuttofare” all’interno del pubblico esercizio Normalmente viene detto barman, invece, il professionista specializzato nelle miscelazioni delle bevande o nelle preparazioni gastronomiche, e possiede un’approfondita conoscenza merceologica.

PROFILO
Il barista esercita la sua attività in un bar multispecializzato, che offre un servizio polifunzionale ad una clientela vasta e diversificata, ossia serve le colazioni al mattino, gli aperitivi alle 11, la gastronomia veloce all’ora di pranzo, le bibite e i gelati al pomeriggio. Oppure lavora in un bar specializzato, cioè un punto d’incontro soprattutto per i giovani: è il locale, ad esempio, che si distingue per la degustazione di vini o di diverse marche di birra, o per la possibilità di passare il tempo utilizzando giochi di società o dove si esibiscono dal vivo gruppi musicali o artisti di vario genere. Le mansioni del barista dipendono dalle dimensioni del locale, dalla sua tipologia e dal personale impiegato. Può essere, quindi, semplicemente colui che sta al banco, oppure colui che si occupa anche della cassa, del servizio ai tavoli, degli acquisti e del controllo delle forniture, dell’organizzazione del lavoro nelle varie fasi della giornata, della pulizia del locale, ecc. Il barman qualificato lavora in strutture di prestigio collegate per lo più con i settori del turismo: grandi alberghi, villaggi, navi da crociera, discoteche, american bar e serve una clientela selezionata. Dopo anni di esperienza tende ad aprire un locale proprio mettendo a frutto le numerose conoscenze acquisite.

REQUISITI
Caratteristicinnanzitutto la he fondamentali richieste alla figura professionale del barista-barman sono cortesia, che deve manifestarsi dall’accoglienza del cliente fino al suo congedo, una grande attenzione alle esigenze di chiunque entri nel locale, rapidità e precisione nel servizio, competenza merceologica, fantasia e creatività. Sono, inoltre, utili una buona resistenza fisica, date le numerose ore di lavoro da effettuare in piedi, e una predisposizione naturale alle pubbliche relazioni. Se il barista è il titolare dell’esercizio, deve inoltre essere in grado di coordinare il lavoro dei suoi dipendenti, di occuparsi di contabilità, di gestire oculatamente gli acquisti e le vendite e di prestare la massima attenzione alle nuove tendenze e tecnologie. Per essere un bravo barman, è necessario conoscere le lingue, le esigenze della clientela straniera ed è consigliabile aver maturato, per un certo periodo, esperienze lavorative all’estero.

FORMAZIONE
La formazione scolastica del barista avviene in uno degli oltre ottanta Istituti Professionali Alberghieri esistenti sul territorio italiano. Il primo biennio è comune; al terzo anno si sceglie l’indirizzo specifico con il quale consegue, al termine del triennio, il diploma di qualifica per operatore ai servizi di sala-bar. Chi desidera può proseguire per altri due anni, ottenendo il diploma di maturità professionale per tecnico dei servizi della ristorazione. Alcune Regioni organizzano corsi biennali di formazione, rilasciando diplomi di qualifica riconosciuti. In genere la frequenza a questi corsi è subordinata al possesso della licenza di scuola media inferiore e l’iter didattico prevede stage aziendali, utili a stabilire i primi contatti concreti con il mondo del lavoro. Altrettanto importanti sono i corsi di aggiornamento e di perfezionamento organizzati dalle Associazioni di categoria locali della Confcommercio e della Confesercenti; in genere sono corsi destinati a chi già opera nel settore, a volte sono comunque aperti a tutti. In particolare la Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) organizza con una certa regolarità corsi di aggiornamento e perfezionamento per barman, aventi come sedi varie località su tutto il territorio nazionale. Inoltre è consigliabile che il barman e il barista che lavorano in località turistiche o città d’arte conoscano bene almeno una lingua straniera. Gli esperti del settore sostengono, comunque, che la fase realmente formativa per esercitare questo mestiere sia quella di lavoro: è attraverso l’esperienza che si comprendono i ritmi, le esigenze e le particolarità di questa attività. Accesso alla professione Se un barista o barman desidera aprire un locale proprio, l’iter burocratico che deve percorrere ricalca quello indispensabile all’avvio di una qualsiasi attività commerciale: - richiedere l’iscrizione al Registro degli Esercenti il Commercio (R.E.C.) presso la Camera di Commercio dell’area di residenza; - richiedere l’autorizzazione (licenza) all’esercizio dell’attività al Comune competente o rilevarla dal titolare di un esercizio già abilitato; - richiedere l’iscrizione al registro delle ditte, aprire la partita IVA, acquistare un registratore di cassa, far vidimare i libri contabili presso gli uffici provinciali competenti. In più, trattandosi di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, alcolici compresi, occorre l’autorizzazione sanitaria, rilasciata dall’Azienda Sanitaria Locale.

SBOCCHI PROFESSIONALI
Tra le attività commerciali, il bar è una delle più diffuse su tutto il territorio nazionale. C’è quindi buona possibilità d’inserimento e di passaggio da un esercizio ad un altro, ma altrettanto elevata è la concorrenza e, quindi, è sempre più richiesta una buona professionalità. Spesso s’inizia questa attività per caso, facendo lavori stagionali o comunque temporanei. Se, in seguito, si desidera sceglierla come professione è necessario possedere una certa determinazione perché si presenta come una carriera lunga e faticosa. Il lavoro può essere svolto in qualità di dipendente presso i bar di ogni dimensione e tipologia e tutte le strutture ricettive per le vacanze: campeggi, villaggi turistici, navi da crociera, ecc. Il contratto nazionale individua cinque livelli professionali: il commis di bar (cioè l’ex-aiuto barista); il cassiere, il barista vero e proprio e il cameriere; il barman gastronomo; il barman unico e, infine, al gradino più elevato, il capo barista o responsabile dei servizi di banco. La retribuzione dipende dal livello d’assunzione, dalle competenze, dal tipo di esperienza maturata e dalle proprie capacità individuali; un notevole contributo è dato dalle mance dei clienti.

La professione del Cameriere.

Il cameriere può svolgere la sua attività sia nel comparto della ristorazione (ristoranti, mense, pizzerie, bar) sia nel comparto alberghiero. I livelli in cui opera sono i più vari; si va dalla piccola trattoria o pizzeria ai ristoranti o alberghi di livello nazionale o internazionale. Ciò naturalmente dipende dal livello professionale raggiunto e acquisito.
Il cameriere svolge la sua attività solamente come lavoratore dipendente in strutture ristorative e ricettive. Una volta conseguita la formazione di base si inserisce nel mondo del lavoro; nel caso di strutture medio grandi, normalmente inizia l'attività come aiuto cameriere.
Acquisita una discreta esperienza pratica può diventare cameriere e poi cameriere capo-reparto (chef du rang). Nel tempo, attraverso l'esperienza sul campo e la partecipazione a corsi di aggiornamento e perfezionamento, può divenire capo-cameriere (maître) con importanti responsabilità organizzative. Per un continuo perfezionamento della proprie abilità e capacità è importante la partecipazione a stage e a seminari tematici. In futuro sarà sempre più richiesta un’alta qualificazione da parte di ristoranti e imprese di elevato standard qualitativo.

IL PROFILO
Il cameriere è l'operatore che provvede, all'interno di strutture ristorative, allo svolgimento di compiti relativi alla predisposizione, all'erogazione e alla distribuzione in sala dei vari pasti predisposti in cucina.
Tra i principali compiti del cameriere:
- predispone la sala e i tavoli curandone la funzionalità e l'estetica;
- accoglie i clienti e li accompagna al tavolo prescelto o già prenotato;
- fornisce informazioni e consigli presentando i menù e la carta dei vini da affiancare alle pietanze.
- segue le ordinazioni e serve i piatti e le bevande.
A volte predispone piatti freddi che preleva dal banco buffet dove sono le pietanze già pronte per essere servite.
In genere è il cameriere che risponde alle varie esigenze dei clienti verificandone il gradimento, cercando di intervenire e sanare tutti gli inconvenienti. Di norma deve anche consegnare il conto e riscuotere il dovuto corrispettivo. Nei locali di piccola dimensione il cameriere ha principalmente contatti con il titolare dell'impresa, che organizza tutti i servizi, con il cuoco che cerca di rispondere correttamente alle richieste dei clienti e con gli altri camerieri che collaborano al buon andamento generale.
Nelle strutture più grandi può anche interagire con il capo cameriere maître, con il responsabile dei servizi di ristorazione, con il direttore del ristorante o albergo.
L'orario di lavoro è spesso soggetto a molte variabili; aumenta nelle ore serali, nei giorni festivi e anche, nei luoghi di vacanza, a seconda delle stagioni.

REQUISITI
Per svolgere la professione di cameriere è necessaria una discreta cultura di base unita alla conoscenza della tecnica dei servizi. L'aspirante cameriere deve anche possedere nozioni di:
- scienza dell'alimentazione, di principi igienici e di merceologia;
- organizzazione delle imprese ristorative;
- qualità e la conservazione delle materie prime;
- normativa inerente e quella più generale del settore dei servizi alberghieri e della ristorazione.
E' utile anche il possesso dei principi fondamentali di psicologia della clientela. Fondamentale poi la conoscenza delle principali lingue straniere, in particolar modo per coloro che svolgono l'attività in strutture di livello medio-alto. Il cameriere svolge la sua attività con un'autonomia d'azione non molto elevata e mansioni che sono a livello esecutivo.
Deve dunque:
- sapersi inserire in un'organizzazione anche se a volte questa è di piccole dimensioni;
- avere capacità comunicative, di affabilità e cortesia nel gestire la relazione con il cliente, superando lo stress e dimostrando attenzione alle richieste.
- padroneggiare le tecniche operative che vengono applicate nello svolgimento del servizio; il ruolo svolto richiede anche ottima memoria e ottima manualità.
- possedere capacità di adattamento a ritmi di lavoro molto diversi e a situazioni spesso non impreviste.

FORMAZIONE
La formazione richiesta per svolgere la professione di cameriere si ottiene frequentando gli istituti professionali per i servizi alberghieri e della ristorazione che rilasciano la qualifica professionale.
E' possibile anche frequentare i corsi di formazione regionali ottenendo, con un corso dopo il biennio della scuola superiore, la qualifica di cameriere oppure quella di responsabile di sala.
Occorre precisare che, in piccole aziende ristorative e ricettive non è richiesta formazione di base per cui tutto lo spessore professionale è basato su caratteristiche personali e sull'esperienza acquisita sul campo. Nel tempo possono esser frequentati brevi corsi di formazione per aggiornare e perfezionare le abilità e conoscenze necessarie, anche per pensare a uno sviluppo di carriera.
Per svolgere la professione di cameriere è necessaria una discreta cultura di base unita alla conoscenza della tecnica dei servizi. L'aspirante cameriere deve anche possedere nozioni di scienza dell'alimentazione, di principi igienici e di merceologia.
Sono inoltre importanti nozioni inerenti l'organizzazione delle imprese ristorative, la qualità e la conservazione delle materie prime e la normativa generale del settore dei servizi alberghieri e della ristorazione. Fondamentale poi è la conoscenza delle principali lingue straniere, in particolar modo per coloro che svolgono l'attività in strutture di livello medio-alto.

SBOCCHI PROFESSIONALI
Il cameriere può svolgere la sua attività sia nel comparto della ristorazione (ristoranti, mense, pizzerie, bar) sia nel comparto alberghiero. I livelli in cui opera sono i più vari; si va dalla piccola trattoria o pizzeria ai ristoranti o alberghi di livello nazionale o internazionale. Ciò naturalmente dipende dal livello professionale raggiunto e acquisito.
Il cameriere svolge la sua attività solamente come lavoratore dipendente in strutture ristorative e ricettive. Una volta conseguita la formazione di base si inserisce nel mondo del lavoro; nel caso di strutture medio grandi, normalmente inizia l'attività come aiuto cameriere. Acquisita una discreta esperienza pratica può diventare cameriere e poi cameriere capo-reparto (chef de rang). Nel tempo attraverso l'esperienza sul campo e la partecipazione a corsi di aggiornamento e perfezionamento può divenire capo-cameriere (maître) con importanti responsabilità organizzative. Per un continuo perfezionamento della proprie abilità e capacità è importante la partecipazione a stages e a seminari tematici.


(Fonte: http://www.jobtel.it/ - http://www.isfol.it/ )

giovedì 20 marzo 2008

Vita, emozioni ed esperienze di chi dello stare a tavola ha fatto il suo mestiere

Il paradosso dell’ospitalità all’interno di un’azienda ristorativa è che il cuoco si trova nascosto nelle cucine, che il Maître e i camerieri agiscono nella sala e che il raggiungimento della soddisfazione del cliente dipende dall'armonia che questi due reparti riescono a trasmettere lui. Per il cliente risulta quindi di estrema importanza comprendere la proposta ristorativa in maniera completa e coerente, a partire dagli intendimenti di chi dietro alle quinte propone una "propria" visione della gastronomia a tavola, fino ad arrivare a recepire "ambiente" ed "atmosfera" che gli addetti alla vendita sono in grado di mettere in atto per accompagnarlo verso il soddisfacimento dei propri fabbisogni.
Ma quali sono nella sostanza i desideri dell’ospite di un ristorante ?
Forse, meramente quelle di approvvigionarsi e quindi soddisfare l’esigenza primaria di sfamarsi per sopravvivere? No, non è, e non è mai stato così. Sicuramente il fattore tempo incide molto sul fatto che un insieme di persone non ne abbiano a disposizione per mettersi in cucina e prepararsi una pietanza E’ per altro vero che le possibilità di cibarsi in tempi brevi sono infinite, e allora...?
Detta così, senza mezzi termini: "... ma allora che ci viene a fare il cliente al ristorante"? Il fatto è che al ristorante ci si viene sì con la fame, ma essa ne è solo un pretesto. Il reale intento è quello di voler vivere tale soddisfacimento all’interno di un contesto emozionale ben più ampio.
Si può così arrivare all’assunto che quella della ristorazione e dell’ospitalità oltre che un mestiere possano essere considerate a tutti gli effetti un’arte.
L’arte di far vivere delle emozioni....l’arte di non farsi dimenticare.